Forte Santa Caterina

 

Il Forte Santa Caterina, pur nelle condizioni di parziale distruzione e rovina, è da conservare come una preziosa eredità della tec­nica e dell'arte, quale capolavoro dell'architettura militare asburgica dell'Ottocento.
Dismesso dall'esercito italiano nel primo dopoguerra ed in stato di completo abbandono successivamente, il compendio demaniale del forte é stato “adottato” dall’associazione  I Forti che si prefigge un impegnativo ed ambizioso programma di conservazione, recupero e riqualificazione del forte, sia per una cospicua testimonianza storica, sia per farne un luogo di interesse collettivo, di cultura e tempo libero a servizio dei quartieri circostanti e della città di Verona.
Per aspetti non meno significativi, il recupero del Forte Santa Caterina persegue anche interessi sociali e di pubblica utilità, atteso che I Forti associazione impiegherà per i lavori di manutenzione del forte stesso e di gestione, anche persone socialmente svantaggiate e  assoggettate ai lavori di pubblica utilità in base alla Convenzione stipulata con il Tribunale di Verona.

 

 
1. Note storiche e peculiarità del Forte Santa Caterina
Il forte di Santa Caterina è stato edificato in tre anni, dal 1850 al 1852.
La sua denominazione iniziale deriva dalla cappella dedicata alla Santa senese, preesistente presso l'antica strada che dal cinquecentesco Lazzaretto di San Pancrazio conduceva a Porta Nuova. Il forte venne, poi, ufficialmente intitolato al barone Heinrich von Hess, generale d'artiglieria, e Capo di Stato maggiore dell'armata di Radetzky.
L'opera appartiene alla corona dei forti distaccati del campo trincerato a destra d'Adige che iniziava, nell'assetto pianificato nel 1848-1849, a nord-ovest, presso l'Adige, con il forte Franz Joseph (Chievo). Lo schieramento si sviluppava poi, verso sud-est, seguendo il grande terrazzamento naturale del rideau, che delimita la spianata cinquecentesca, con le seguenti opere: il forte. Strassoldo (Croce Bianca), il forte Radetzky (San Zenone), il forte Lichtenstein (San Massimo), il forte D'Aspre (Fenilone), il forte Schwarzenberg (Santa Lucia), il forte Wratislaw (Porta Palio), il forte Clam (Porta Nuova), la torre Culoz (Tombetta).
Il forte Hess (Santa Caterina) formava il caposaldo finale, sull'Adige, della linea del Campo trincerato. Era posto a dominio del terrazzamento (rideau) di Santa Caterina, che interseca la grande ansa fluviale di San Pancrazio. Tra i forti del campo trincerato a destra d'Adige è il più importante e complesso, in ragione della sua funzione di cardine dell'intera linea fortificata. In assetto di guerra era armato da 33 pezzi d'artiglieria, provvisto di 58.000 Kg di riserve di polveri da sparo ed accoglieva ben 660 soldati.
Il grande Franz von Scholl, negli anni 1833-1838, aveva studiato e pianificato la fortificazione del rideau di San Massimo e del rideau di Santa Caterina. Egli considerava il terrazzamento che fronteggia ad arco la piazzaforte di Verona, da nord a sud-est, come un formidabile elemento naturale, idoneo alla difesa avanzata della città, con forti distaccati. Uno dei suoi progetti più grandiosi, nel quale è riassunta la tecnica e l'arte dell'architettura militare asburgica, riguarda proprio la disposizione di un sistema di tre grandi forti, più una torre massimiliana, sul ciglione di Santa Caterina.
Scholl configurava, nel suo disegno, una testa di ponte offensiva sulla riva destra, opposta alla principale direttrice d'investimento nemico della  città.
Il dispositivo era connesso alla sinistra d'Adige per mezzo di un ponte di barche, in modo da ottenere, in caso di guerra, una efficace integrazione tattica offensiva e difensiva tra i settori della piazzaforte situati sulle opposte rive fluviali. Il piano di Franz von Scholl, giudicato di notevole interesse, non venne approvato dal Consiglio Aulico di guerra, a Vienna, per ragioni di economia.
Dopo la battaglia di Santa Lucia (maggio 1848), che per poco non provocò la perdita di Verona e dei possedimenti italiani, il feldmaresciallo Radetzky decise di provvedere con urgenza all'apprestamento delle difese del rideau, secondo le idee di von Scholl. Per il terrazzamento di Santa Caterina vennero elaborati nuovi disegni e Hlavaty, Direttore delle fortificazioni, formulò diverse ipotesi dedotte, con spirito di economia, dai grandiosi progetti già predisposti nel 1838. Nel piano definitivo per il forte di Santa Caterina, Hlavaty riassume e compendia gli elementi salienti della fortificazione asburgica, nel sapiente stile di Franz von Scholl.
 
 

La complessità architettonica e spaziale del forte di Santa Caterina riflette i molteplici compiti assegnati all'opera, come cardine del sistema a destra d'Adige e come testa di ponte di ponte offensiva. Il forte esercitava una possente azione di combattimento, con le sue artiglierie, nel settore meridionale della città fortificata, verso il punto nevralgico del possibile attraversamento dell'Adige da parte delle armate nemiche. Nello stesso tempo impediva ogni operazione di approccio offensivo contro Verona, sui terrazzamenti di San Massimo e Santa Caterina, altrimenti favorevoli all'offensiva nemica.
Il preminente compito funzionale assegnato al forte era quello di costituire una testa di ponte permanente per le sortite offensive dell’unità di combattimento, precedentemente raccolte in sicurezza sulla sinistra d'Adige.
Oltre ai compiti operativi, di combattimento, l'opera era razionalmente pianificata per le funzioni logistiche, non meno complesse richieste dalla vita collettiva, in condizioni di sicurezza, di igiene, e di completa autosufficienza. Erano preordinati per gli uomini di presidio imponenti edifici casamattati, provvisti di ricoveri, di riserve alimentari, idriche e di munizioni da guerra. Nel suo insieme il forte é disposto su pianta a lunetta con fianchi convergenti verso il fronte di gola, alle cui estremità sono situate le due caponiere casamattate, sporgenti e ricurvate, a forma di orecchione.
Il ramparo, sostenuto da un alto muro di rivestimento aderente, occupa le facce ed i fianchi della lunetta: era ordinato per le postazioni di artiglieria in barbetta. Una poterna mette in comunicazione il grande piazzale interno del forte con la caponiera sulla capitale.
Il nucleo del forte é composto da un imponente ridotto casamattato, articolato in due parti, con corpi rettilinei di collegamento. La parte principale (Hauptreduit) é disposta su tracciato ad arco, proteso verso il piazzale del forte e le 15 casamatte voltate al suo interno erano ordinate per la difesa di artiglieria e fucileria, oltre che per il ricovero della guarnigione.
Anche la copertura del ridotto era ordinata per il combattimento, con postazioni di artiglieria in barbetta: ad esse si accedeva dalla grande rampa, ad archi, protesa verso il cortile interno del ridotto.
Due corpi rettilinei casamattati, destinati a funzioni complementari di servizio, connettevano le estremità del ridotto arcuato al fronte di gola. Al suo centro, sporge verso Vestemo il ridotto casamattato secondario (Kehle-Reduit) anch'esso ordinato per la difesa in casamatta, come caponiera di gola, oltre che come spazio per i servizi di guarnigione.
Secondo le regole della compartimentazione dello spazio interno del forte dettate dalla sicurezza, un profondo fosso diamante separava la parte del ramparo-piazzale, dalla parte del ridotto. Ulteriori separazioni, con ponti levatoi, dividevano le corti laterali dalla corte centrale del ridotto.
Nel fronte di gola, quattro portali ad arco, muniti di ponte levatoio, immettevano nei distinti settori all'interno del forte. Per le riserve d'acqua, cinque pozzi artesiani approvvigionavano le diverse parti dell'opera.
L'inviluppo perimetrale era provvisto di fosso asciutto, con controscarpa a pendenza naturale, rivestita con muro di sostegno solo in corrispondenza delle tre caponiere. Sui fianchi, dal piano del fosso asciutto si innalzavano due rampe per le sortite offensive. Lo spalto completava la difesa esterna, col profilo a piano inclinato, di raccordo tra il ciglio della controscarpa ed il piano naturale della campagna.
Al fronte di gola era annesso un grande spazio trincerato, concluso sulla riva del Canale delle Teghe (o delle Seghe), derivato dall'Adige. Le due braccia del trinceramento, asimmetriche, delimitavano una grande piazza d'armi, su due livelli. Al suo interno si radunavano le unità di combattimento, provenienti dalla sinistra d'Adige, prima di eseguire le grandi sortite offensive.
Passato l'Adige ed il Canale delle Teghe, si accedeva al livello inferiore della piazza d'armi trincerata. Un sistema di rampe metteva in comunicazione col piano intermedio, dove si dipartivano due vie di sortita. Infine, una strada in asse con il forte raggiungeva il piano superiore della piazza d'armi e gli ingressi sul fronte di gola.
Nel suo insieme il forte di Santa Caterina si distingueva per il grandioso dispiegamento nello spazio delle opere di terra e delle opere murarie. Queste ultime, contrassegnate dall'apparato di rivestimento ad opus poligonale, di tufo veronese, recavano l'impronta originale della fortificazione asburgica, nello stile del grande Franz von Scholl.
Nella dimensione del paesaggio veronese, per il suo inserimento naturalistico ed ambientale, il forte di Santa Caterina era una architettura di bellezza impareggiabile. Si imponeva come caposaldo architettonico e prospettico della città fortificata per la sua posizione dominante, adattata con sapienza e calcolo al ciglione naturale, agganciata al corso dell'Adige, in relazione visiva con i forti collaterali, la cinta magistrale ed i più remoti forti collinari sulla riva opposta, a settentrione.
Per le caratteristiche architettoniche e costruttive, per la concezione tecnica, per la grandiosa situazione d'impianto, urbanistica e ambientale, il forte di Santa Caterina era l'opera di maggior rilievo tra le molte edificate nel leggendario Quadrilatero asburgico del Lombardo-Veneto.
I valori d'arte, di storia e di paesaggio, connaturati al forte di Santa Caterina, pur dimenticati, offesi, eclissati, sono tuttora presenti e recuperabili alla vita della città contemporanea.

2. Danni, trasformazioni, gestioni e successivo stato di abbandono.
E' stato assai avverso il destino dei forti della linea più interna del campo trincerato a destra d'Adige, edificati dal 1848 al 1854. Lo schieramento dei forti del rideau si era conservato integralmente sino alla fine dell'Ottocento, anche se erano giudicati non essenziali per la difesa di Verona, nel piano strategico del Regno d'Italia.
Nel corso del Novecento, e con maggiore intensità dopo la seconda Guerra mondiale, le successive espansioni edificatorie e l'estensione delle reti stradali e ferroviarie hanno stravolto, cancellato o gravemente danneggiato molti dei dieci forti del rideau. L'unico ancora integralmente conservato é il forte Franz Joseph (Chievo). Sei di essi sono del tutto scomparsi: Strassoldo-Croce Bianca, Lichtenstein-San Massimo, Schwarzenberg-Santa Lucia, Wratislaw-Porta Palio, Clam-Porta Nuova e  Culoz-Tombetta. Poco rimane del forte D'Aspre (Fenilone); significativi resti rimangono del forte Radetzky (San Zenone) ed ancor maggiori del forte Hess (Santa Caterina).
L'intorno del forte di Santa Caterina, tra la fine dell'Ottocento ed i primi del Novecento, ha subito irreversibili modificazioni di scala ambientale. La diversione del corso dell'Adige ne ha avvicinato la riva al fianco destro del forte. L'intervento di sistemazione idraulica ha eliminato il Canale delle Teghe, invadendo e cancellando una notevole porzione della piazza d'armi trincerata, annessa al forte.
Il nuovo Canale Marazza è stato derivato, nei primi decenni del Novecento, a nord del forte. Dalla nuova diga, il canale si dirige nella campagna, verso sud-est, intersecando lo spazio esterno, un tempo di pertinenza dell'opera fortificata.
Nel periodo tra le due guerre mondiali, ancora in uso all'esercito, il forte era utilizzato come campo scuola per l'addestramento dei minatori. Così, con le ripetute operazioni di mina, il forte è stato parzialmente smantellato e ridotto allo stato di rovina. Si presume che nello stesso periodo di tempo siano state spianate le opere del grande trinceramento annesso all'esterno del forte, in parte scomparse con la deviazione del corso dell'Adige.
Le demolizioni hanno interessato le opere casamattate e del ridotto arcuato rimane solo la metà orientale; la grande rampa esterna ad archi, annessa al ridotto è parzialmente demolita; del tutto scomparsa la caponiera del fianco destro; è' parzialmente demolita la poterna; in completa rovina la caponiera sulla capitale, con l'annessa casamatta, sulla faccia destra del fronte principale; anche il muro di gola risulta in gran parte demolito, come altri muri di compartimentazione delle corti del ridotto ed i due fabbricati rettilinei che connettevano il ridotto arcuato al fronte di gola. Si accertano inoltre diffusi sbancamenti delle opere di terra (rampe e terrapieni) e, di conseguenza, interramenti del fosso magistrale e dei fossi diamante.
Nei primi anni dell'ultimo dopoguerra, spianato completamente lo spalto sul fronte meridionale, l'esercito ha allestito un vasto insieme di capannoni e di magazzini militari, parzialmente ancora in esercizio.
Cessato l'uso militare della struttura fortificata, dopo un periodo di abbandono, negli anni Settanta, il forte con la sua vasta pertinenza esterna venne usato come pista da motocross. Ciò produsse ulteriori danni e manomissioni.

Vennero ulteriormente sbancate le opere di terra del forte, in particolare il ramparo ed il fosso magistrale, per ricavare terra necessaria alla costruzione della pista da motocross.
 
 

Nello stesso tempo si eseguirono altri interramenti del fosso magistrale e del fosso diamante, dove ciò serviva. Nuovi manufatti furono inseriti senza alcun riguardo per le preesistenze fortificate e per l'intorno ambientale.
L’uso come pista da motocross lasciò in eredità, oltre alla stessa pista bordata da centinaia di copertoni di automezzi, abbandonata e dissestata, anche dossi formati da terra e materiali di riporto, un box metallico sopraelevato, vecchie recinzioni danneggiate, ed altri materiali eterogenei.
E’ seguita poi una fase iniziale di recupero da parte della Cooperativa Sociale Verona Territorio, quale ente concessionario per conto del demanio dal 1998 al 2005, con la pulizia del forte e del suo intorno, la bonifica dei materiali incongrui, la disinfestazione della vegetazione spontanea, cresciuta abbondantemente sui resti del forte.
Vennero anche realizzati  alcuni interventi di ripristino, di minore impegno, livellando il cortile del ridotto ed il cortile della caponiera sinistra,  riportati al loro livello originario. Lo scavo del fosso diamante interno ed il conseguente ripristino, consentì simultaneamente di iniziare la ricostruzione della massa del terrapieno (ramparo) nelle parti sbancate, colmando la breccia aperta vicino alla poterna, in modo da ricomporre l'unità dello stesso terrapieno su cui venne realizzato un percorso ambientale.
Il sig. Cesare Lavarini, ad oggi presidente dell’associazione I Forti, aveva avuto modo di partecipare direttamente ed attivamente nell’ambito dell’attività professionale precedente alla bonifica parziale del Forte e dell'area pertinenziale, nella sua qualità di Direttore Lavori della Cooperativa Verona Territorio.
Gli interventi posti in essere all'epoca sono stati, infatti, numerosi ed indispensabili in quanto si interveniva su un sito degradato, fisicamente e socialmente, ai fini di valorizzare il pregio storico, architettonico e paesaggistico e, difatti, tutti gli interventi sono stati condotti nell'assoluto rispetto per il bene monumentale, tant'è che nell'ambito della riqualificazione si è avuto modo di riportare alla luce il Fosso Diamante, quale area a ridosso del Ridotto Principale, nonché ripristinare le quote d'epoca nella zona ruderale.
Il tutto nell'ambito di un progetto più complesso di riqualificazione e restauro eseguito dalla Cooperativa Sociale Verona Territorio di concerto con l'architetto Lino Vittorio Bozzetto che non si è avuto il modo di completare, in quanto la concessione non veniva più rinnovata ed il Forte Santa Caterina ritornava nel 2005 al demanio.
Il forte è stato di seguito completamente abbandonato. Totalmente incustodito, è divenuto preda di vandalismo, di danneggiamenti, di usi e di occupazioni incongrue. Da parte sua, anche la natura ha operato, restituendo il forte ed il suo intorno alla condizione di luogo selvatico, pervaso da vegetazione spontanea, al punto da rendere la maestosa rovina del Forte Santa Caterina quasi del tutto irriconoscibile.
3. I FORTI associazione e interventi al Forte Santa Caterina.
A seguito dell’abbandono definitivo, era del tutto auspicabile un recupero fisico dell'opera fortificata, ma risultava ancor più necessario, intervenire in primis e con urgenza per arrestare il processo di degrado in atto, per poi successivamente attuare un progetto per il recupero funzionale del sito.
Tal sfida si rappresentava molto impegnativa vista l’ampiezza dell’area, oggetto di intervento, nonché la complessità dei lavori, ma I Forti associazione decideva di affrontarla e, quindi, nel marzo del 2011 cominciava l’opera di pulizia e riqualificazione ambientale del Forte, previo il benestare del Comune di Verona, Circoscrizione 5°.
Per quanto concerne il recupero funzionale del Forte, la sfida è ancor più difficile visto che il Forte di Santa Caterina è soggetto a vincolo di tutela, secondo quanto previsto dal Testo Unico del D.L. n. 490/1999, titoli 1 e II e, quindi, tanto nella fase di progetto, quanto nella fase di cantiere, si dovrà sempre tener conto di tale condizione normativa, la quale prescrive la conservazione integrale delle strutture originali conservate e la reintegrazione delle parti degradate o distrutte, in analogia alle forme originali, alla tecnica ed ai materiali originali, secondo il metodo del restauro architettonico da attuare di concerto con l’arch. Vittorio Bozzetto.

 
 

Dopo la prima fase di pulizia straordinaria il Forte necessitava di un’adeguata e costante manutenzione ordinaria e di far in modo che non si potesse più accedere liberamente all’area ruderale per evitare in questo modo la riproposizione della situazione precedente di degrado.
I Forti associazione metteva in atto, quindi, sia un attività costante di manutenzione del verde, sia di sostituzione della staccionate, delle panchine e di quant’altro arredo ligneo, ripristinando in questo modo anche il percorso ambientale posto sul terrapieno.
A seguito delle costante presenza sul posto, il Forte Santa Caterina accuratamente mantenuto dall’associazione I Forti, è cosi assolutamente rinato e ad oggi si presta ad una serie di eventi per i cittadini ed i turisti i quali possono usufruire della complessa area, nonché educarsi alla storia delle fortificazioni.

 
 

Il primo evento artistico è stato organizzato il 10.07.2011 con il patrocinio del Comune di Verona, Circoscrizione 5° ed in collaborazione con ENEL e Veneto Jazz.
Dal mese di aprile 2013 il Forte Santa Caterina propone l’ambizioso progetto Opera Forte promosso da Ippogrifo Produzioni mediante un notevole e variegato calendario culturale ed artistico.
Relativamente alla storia del luogo e, quindi, per tutti gli interessati alla storia delle fortificazioni, i Forti associazione ha provveduto a pianificare delle visite periodiche guidate al sito ruderale del Forte e le relative pertinenze, ove anche sorgeva la  Cappella di Santa Caterina da Siena.
Attualmente non sono rimasti indizi visibili in superficie, ma sono sempre le note storiche come accennato in precedenza ad attestare il fatto che la Cappella di Santa Caterina da Siena è stata conservata e rispettata all’epoca della costruzione del forte da parte degli austriaci, tant’è che da prima gli diedero il nome che a tutt’oggi porta, Forte Santa Caterina.
Si fa presente che allo stato attuale, il Forte Santa Caterina ha una seria necessita di essere vissuto e mai più abbandonato e i Forti associazione, ben comprendendo questa esigenza, ha coinvolto gli enti pubblici e privati per rendere funzionale il forte, in primis mediante le opere straordinarie ed ordinarie di pulizia e manutenzione del verde, di seguito attraverso l’implementazione di utenze e servizi assolutamente necessari in loco e poi mediante l’organizzazione di eventi di interesse per i  cittadini, i quali possono accedere a questo “polmone” verde della zona, munito, inoltre, di una forte connotazione storica.
Per questi ragioni e per la sua suggestiva pertinenza ambientale, il Forte Santa Caterina si presta, infatti, ad una moltitudine di attività e di servizi utili per i cittadini e turisti e l’obiettivo più importante prefissato dai Forti associazione rimane quello del restauro architettonico del Forte, ai fini di poter sfruttare al meglio questa meravigliosa risorsa storica del nostro territorio con la conservazione dello stato dei luoghi.